Fratello, Aprimi
Avevo ventidue anni e un corpo che sapevo far perdere la testa: seni sodi e alti, vita stretta, culo rotondo e sodo, pelle liscia. Vivevo ancora a casa con mia madre e il suo nuovo marito… e con Luca, il figlio di lui. Luca aveva ventitré anni, era alto, muscoloso, con quegli occhi scuri e quel sorriso che da mesi mi faceva bagnare le mutandine ogni volta che ci incontravamo in corridoio. Non eravamo fratelli di sangue. Ma eravamo cresciuti insieme abbastanza a lungo da sapere che quello che stavo per fare era proibito. E proprio per questo mi eccitava di più. Quella sera i genitori erano fuori città per il weekend. La casa era nostra. Io uscii dalla doccia con solo un asciugamano avvolto intorno al corpo e lo trovai in salotto, a torso nudo, i pantaloni della tuta già semiabbassati. Ci guardammo. Il silenzio durò pochi secondi. «Vieni qui», dissi io. Luca si alzò. Io lasciai cadere l’asciugamano. Rimasero solo la mia pelle nuda e il suo sguardo affamato. Mi spinse contro il muro e mi baciò con una violenza che aspettavo da mesi. Le sue mani mi afferrarono il culo, le dita che affondavano nelle natiche mentre il suo cazzo già duro mi premeva contro la pancia. «Siamo quasi fratello e sorella», mormorò contro la mia bocca. «Proprio per questo», risposi ansimando. «Voglio che mi scopi sapendo chi sono.» Lo trascinai in camera mia. Mi misi a quattro zampe sul letto e gli guardai dietro la spalla. Luca si tolse i pantaloni. Il suo cazzo era spesso, lungo, già lucido in punta. Si posizionò dietro di me, mi aprì le natiche e mi leccò. La lingua calda che scorreva dalla figa al buco del culo, che spingeva dentro, che mi apriva. Gemetti forte, il viso premuto contro il cuscino. Quando la testa del suo cazzo premette contro la mia figa, spinsi indietro. Entrò tutto intero con una spinta sola. Urlai. Luca cominciò a scoparmi con forza, le mani sui miei fianchi, le palle che mi sbattevano contro a ogni colpo. «Più forte», gli ordinai. «Scopami come se fossi la tua troia di sorella.» Lui aumentò il ritmo. Il letto scricchiolava. Io venivo già, i muscoli che si contraevano intorno al suo cazzo, mentre lui continuava a spingere senza pietà. A un certo punto si sfilò, mi girò sulla schiena, mi sollevò le gambe e me le piegò contro il petto. In quella posizione mi riinfilò il cazzo e mi scopò ancora più a fondo, guardandomi dritto negli occhi. «Dicci chi ti sta scopando», gli sussurrai. «Mia sorella», rispose con voce rotta. «Sto scopando mia sorella.» Quelle parole mi fecero venire di nuovo, più forte. Luca non si fermò. Mi aprì di più le gambe e cominciò a spingere anche un dito nel culo mentre continuava a martellarmi la figa. Poi ne aggiunse un secondo. Il bruciore e il piacere si mescolarono. Quando sentii che stava per venire, gli dissi: «Nel culo. Voglio la sborra di mio fratello nel culo.» Si sfilò, mi mise di nuovo a quattro zampe e mi spinse il cazzo nel buco stretto. Entrò piano, centimetro dopo centimetro, finché non sentii le palle contro le mie natiche. Poi cominciò a scoparmi il culo con la stessa violenza di prima. Io gridavo, una mano tra le gambe a strofinarmi il clitoride, mentre lui mi riempiva di spinte profonde e oscene. Venne con un gemito lungo, il cazzo che pulsava dentro il mio buco, la sborra calda che mi invasero. Continuò a spingere fino all’ultima goccia, poi si sfilò lentamente. Sentii il buco rimanere aperto, la sborra che mi colava lungo la figa e le cosce. Luca si stese accanto a me, ancora ansimante. Io mi voltai, gli presi il cazzo ancora semi-duro e lo leccai pulito, assaporando il sapore di entrambi. Poi gli salii sopra, gli rifeci indurire il membro con la bocca e me lo reinfilai nella figa ancora piena. «Domani mattina», gli sussurrai all’orecchio mentre iniziavo a muovermi su di lui, «voglio che mi scopi di nuovo. In cucina. Con la porta aperta. Così se tornano prima… ci trovano così.» Luca mi afferrò le natiche e spinse dal basso.
«Come vuoi, sorellina.» E io sorrisi, già bagnata di nuovo, sapendo che non saremmo più tornati indietro.