Elena Voss · Prime esperienze · 04 ott 2026

La Prima Volta che Mi Sono Fatta Aprire

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Avevo diciotto anni compiuti da tre mesi e un corpo che cominciava finalmente a capire cosa voleva: seni sodi e sensibili, vita stretta, culo rotondo, pelle chiara e una figa che non aveva ancora ospitato niente di più grosso di due dita. Quella sera avevo deciso che sarebbe stata la notte. Avevo invitato a casa mia Marco, il ragazzo più bello del nostro gruppo. Vent’anni, alto, spalle larghe, sguardo dolce e un sorriso che mi faceva tremare le gambe ogni volta che mi guardava. Sapevo che era esperto. Io no. E proprio per questo volevo che fosse lui. Quando chiudemmo la porta della mia camera, il cuore mi batteva così forte che temevo lo sentisse. Mi tenni la maglietta tra le dita, esitante. Marco si avvicinò, mi prese il viso tra le mani e mi baciò con una lentezza che mi fece sciogliere.

«Dimmi se vuoi che mi fermi», sussurrò.

«Non fermarti», risposi. «Voglio sentire tutto.» Mi tolse i vestiti con una delicatezza quasi rituale. Quando rimasi nuda davanti a lui, arrossii. Nessuno mi aveva mai vista così. Marco si spogliò a sua volta. Il suo cazzo era già duro, più spesso e lungo di quanto avessi immaginato. Lo guardai e deglutii. Mi stese sul letto e cominciò a baciarmi il collo, i seni, la pancia. Quando arrivò tra le mie gambe, aprì piano le cosce e mi leccò. Era la prima volta che una lingua mi toccava lì. Il piacere fu così improvviso che gemetti forte, le mani nei suoi capelli. Mi leccò lentamente, con precisione, fino a farmi venire per la prima volta con la bocca di qualcuno. Il corpo mi scosse intero, le cosce che gli si chiusero intorno alla testa. Poi si sollevò, si posizionò tra le mie gambe e prese il suo cazzo in mano. Lo passò tra le mie labbra già bagnate, bagnandosi a sua volta.

«Dirò piano», mi promise.

Spinse. Solo la testa entrò. Il bruciore fu immediato, acuto, diverso da qualsiasi dolore che avessi conosciuto. Trattenni il respiro. Marco si fermò, mi baciò, mi accarezzò un seno.

«Respira», mi disse. «Spingi fuori mentre entro.» Obbedii. Spinse di nuovo, centimetro dopo centimetro. Il dolore aumentò, mi fece venire le lacrime agli occhi, ma non volli che si fermasse. Volevo sentirlo tutto dentro. Quando finalmente le sue palle toccarono la mia pelle, ero piena in un modo che non credevo possibile. Rimase immobile a lungo, lasciandomi abituare. Poi cominciò a muoversi. Piano. Spinte corte, lente, profonde. Il dolore si trasformò gradualmente in una pressione calda e intensa. Ogni volta che entrava fino in fondo, un piccolo gemito mi usciva dalla gola. Marco mi guardava negli occhi, attento a ogni espressione. A un certo punto il piacere superò il bruciore. Alzai i fianchi incontro alle sue spinte. Lui capì e aumentò appena il ritmo, sempre controllato, sempre profondo. Venni di nuovo, questa volta con il cazzo dentro. L’orgasmo fu diverso, più interno, più forte. I muscoli si chiusero intorno a lui e lui gemette, trattenendosi. Continuò a scoparmi con quella stessa cura, finché non sentii il suo corpo tendersi.

«Posso venire dentro?», chiese ansimando.

Annuì. Sentii il suo cazzo pulsare e riempirmi di sborra calda. Fu una sensazione nuova, intima, quasi sconvolgente. Continuò a spingere piano fino all’ultima goccia, poi si sfilò lentamente. Un filo di bianco mi colò lungo la coscia. Rimasi stesa, ansimante, le gambe ancora aperte, la figa pulsante e leggermente dolorante. Marco si stese accanto a me, mi accarezzò i capelli e mi baciò la fronte.

«Come stai?», mi chiese.

Sorrisi, ancora un po’ stordita.

«Sento che mi hai aperta. E voglio che lo rifai. Presto. Più forte.» Lui rise piano e mi strinse contro di sé.

«Quando vorrai», rispose. «La prossima volta ti farò venire prima con le dita, poi con la bocca, e solo alla fine ti riempirò di nuovo.» Io chiusi gli occhi, ancora piena del suo sperma, e sapevo che quella era solo la prima di tante notti.

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