Alicia · Corna · 04 ott 2026

Le Corna che Mi Facevano Bagnare

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Avevo ventidue anni e un corpo che sapevo far impazzire: seni sodi, vita stretta, culo rotondo e alto, gambe lunghe. Ero fidanzata con Luca da due anni. Luca era bello, dolce, attenzionato… e completamente incapace di scoparmi come meritavo. Piccolo, veloce, sempre preoccupato di “fare piano”. Quella sera avevo deciso di farmi le corna. Non di nascosto. Volevo che lui sapesse. Volevo che guardasse. Avevo invitato a casa Marco, il ragazzo più bello e più dotato del nostro gruppo di amici. Ventitré anni, alto un metro e novanta, spalle larghe, addominali scolpiti e un cazzo spesso e lungo che mi aveva fatto venire solo a guardarlo in spiaggia. Luca sapeva che sarebbe venuto. Gli avevo detto tutto. «Stasera ti faccio le corna. E tu starai seduto sulla sedia a guardare. Se ti tocchi, ti legherò le mani.» Quando Marco entrò, Luca era già seduto in un angolo del salotto, le mani sulle ginocchia, il viso teso. Io indossavo solo un reggiseno di pizzo nero e mutandine già bagnate. Guardai Luca dritto negli occhi e dissi: «Guarda bene, amore. Guarda come mi faccio scopare da uno che sa davvero usare il cazzo.» Marco non perse tempo. Mi spinse contro il muro, mi strappò le mutandine e mi sollevò di peso. Sentii la testa calda e grossa del suo cazzo premere contro la mia figa già grondante. Spinse. Tutto intero. In un colpo solo. Urlai. Il contrasto con Luca era devastante: Marco mi riempiva in modo osceno, mi allargava, mi toglieva il respiro. Cominciò a scoparmi in piedi, le mani sotto le natiche, spinte profonde e violente che facevano sbattere la mia schiena contro il muro. Guardavo Luca mentre venivo scopata. I suoi occhi erano spalancati, il cazzo gli si era indurito nei pantaloni nonostante tutto. «Più forte», gli ordinai a Marco. «Voglio che lui senta ogni colpo.»

Marco aumentò il ritmo. Mi portò sul tavolo della cucina, mi stese a pancia in su e mi aprì le gambe fino a quasi spezzarmi. Mi scopò con violenza, le palle che mi sbattevano contro il culo, il suono umido e osceno che riempiva la stanza. Io gemetti a ogni spinta, gli occhi sempre fissi su Luca. «Vedi, amore? Vedi come mi prende? Il tuo cazzo non arriva nemmeno a metà di dove arriva il suo.» Luca non rispose. Respirava a fatica. Marco mi girò a quattro zampe sul tavolo e mi infilò di nuovo il cazzo fino in fondo. Poi mi aprì le natiche e mi spinse anche un dito nel culo mentre continuava a martellarmi la figa. Venni la prima volta urlando, i muscoli che si contraevano intorno al suo membro. Non si fermò. Continuò a scoparmi attraverso l’orgasmo, più forte, più profondo, finché non sentii il secondo arrivare. E il terzo. A un certo punto mi sollevò di nuovo e mi portò davanti a Luca. Si sedette sulla sedia di fronte a lui e mi fece montare sopra, di spalle, così che Luca vedesse perfettamente il cazzo di Marco sparire e riapparire nella mia figa. Io saltavo su e giù, i seni che ballavano, la sborra che già cominciava a colarmi lungo le cosce perché Marco aveva deciso di venire dentro di me senza avvertire. Getti caldi e abbondanti mi riempirono. Continuai a muovermi, spremendogli fuori ogni goccia, mentre guardavo Luca e gli dicevo: «Mi ha sborrato dentro. Tutto. E tu stai solo a guardare come una cornuta felice.» Marco non aveva ancora finito. Mi fece piegare in avanti, le mani sulle ginocchia di Luca, e mi riprese dal dietro. Stavolta nel culo. Spinse piano all’inizio, poi con forza crescente, finché non mi scopò il buco stretto con lo stesso ritmo con cui mi aveva preso la figa. Luca aveva il viso a pochi centimetri dal mio. Mi guardava mentre un altro uomo mi apriva il culo. Io sorrisi e gli sussurrai: «La prossima volta ti farò leccare la sborra dal mio buco mentre lui mi scopa ancora.» Marco venne di nuovo, questa volta nel mio culo, riempiendomi di sborra calda che mi colò lungo la figa e sulle cosce. Quando si sfilò, rimasi aperta, colante, ansimante, ancora con le mani sulle ginocchia di Luca. Mi voltai verso il mio fidanzato, gli presi la faccia tra le mani e lo baciai, lasciandogli assaporare il sapore di Marco sulla mia lingua. «Hai guardato tutto», gli dissi. «Hai visto come mi ha usato. E ti sei eccitato. Ammettilo.»

Luca deglutì e annuì, a malapena.

Io sorrisi, ancora piena di sborra, e mormorai:

«Bene. Perché la prossima settimana invito anche il suo amico. E tu starai di nuovo seduto a guardare mentre due cazzi mi riempiono insieme.» Luca non disse di no.

E io sapevo già che non l’avrebbe mai fatto.

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