Mentre Lui Non Sa Niente
Avevo ventidue anni e un corpo che il mio fidanzato non sapeva più guardare come una volta: seni sodi e sensibili, vita stretta, culo rotondo e alto, pelle chiara. Luca e io stavamo insieme da tre anni. Lui era dolce, affidabile, prevedibile. E io mi stavo annoiando da morire. Quella sera avevo deciso di tradirlo. Non di nascosto in un locale. A casa nostra. Nel nostro letto. Mentre lui era fuori città per lavoro. Avevo invitato Marco, il collega più bello dell’ufficio. Ventitré anni, alto, spalle larghe, sguardo da predatore e un modo di guardarmi durante le riunioni che mi faceva bagnare le mutandine sotto la gonna. Quando aprì la porta lo trascinai dentro senza nemmeno salutarlo. «Luca non torna fino a domani sera», gli dissi contro la bocca. «Abbiamo tutta la notte per fare quello che lui non mi fa da mesi.» Marco non ebbe bisogno di altre spiegazioni. Mi spinse contro il muro dell’ingresso, mi sollevò la gonna e mi strappò le mutandine. Due dita mi entrarono subito, trovandomi già fradicia.
«Che brava fidanzatina», borbottò. «Ti sei bagnata solo a pensare di farmi le corna.» Mi portò in camera da letto. La nostra camera. Il letto dove ogni notte dormivo accanto a Luca. Marco mi stese di schiena e mi aprì le gambe. Mi leccò con fame, la lingua larga e calda che mi apriva, che succhiava il clitoride, che spingeva dentro. Io afferrai la testata del letto — quella che Luca aveva scelto — e vennero i primi gemiti. Venni in pochi minuti, le cosce che gli si chiusero intorno alla testa, il pensiero di cosa stavo facendo che mi faceva venire ancora di più. Marco si alzò, si tolse i pantaloni e mi mostrò il cazzo. Era più spesso e più lungo di quello di Luca. Me lo passò sulle labbra, sulla lingua, poi mi spinse fino in gola. Lo succhiai con voracità, guardandolo negli occhi, sapendo che stavo facendo a un altro uomo quello che a Luca ormai facevo solo per dovere. Quando fu abbastanza bagnato, si posizionò tra le mie gambe e mi penetrò con una spinta sola. Urlai. Il contrasto fu immediato: più pieno, più profondo, più forte. Cominciò a scoparmi con ritmo costante e deciso. Ogni colpo faceva scricchiolare il materasso su cui dormivo con il mio fidanzato. Io alzavo i fianchi, cercando di prendere tutto, le unghie che gli segnavano la schiena.
«Più forte», gli ordinai. «Voglio sentirlo domani mentre sto a cena con lui.»
Marco obbedì. Mi girò a quattro zampe e mi prese da dietro, le mani che mi stringevano i fianchi, le palle che mi sbattevano contro. A un certo punto mi aprì le natiche e mi spinse un dito nel culo mentre continuava a martellarmi la figa. Venni di nuovo, urlando nel cuscino di Luca, il profumo del suo dopobarba ancora presente sulle federe. Non bastava. Gli dissi di mettersi sulla schiena. Mi montai sopra di lui e mi infilai il suo cazzo da sola, scendendo fino in fondo. Cominciai a saltargli sopra con forza, i seni che ballavano, lo sguardo fisso nel suo.
«Sto tradendo il mio fidanzato», gli dissi ansimando. «Nel nostro letto. Con il tuo cazzo dentro. E non mi sono mai sentita così bagnata.»
Marco mi afferrò le natiche e spinse dal basso, ancora più profondo. Venni una terza volta, i muscoli che si contraevano intorno a lui. Lui mi seguì, venendo dentro di me con un gemito lungo, riempiendomi di sborra calda che sentii colarmi mentre continuavo a muovermi. Alla fine crollai sul suo petto, sudata, piena, ansimante. Marco mi accarezzò i capelli e chiese:
«Torna domani sera?»
Io sorrisi, ancora con lui dentro, e risposi:
«Luca rientra alle otto. Tu vieni alle nove. Entrerai dalla porta di servizio. E mi scopi di nuovo in questo letto mentre lui dorme nella stanza accanto.» Marco rise piano e strinse le mie natiche ancora lucide.
«Come vuoi, fidanzatina.» Io chiusi gli occhi, sentendo la sua sborra colarmi sulla coscia, e pensai a quanto sarebbe stato facile baciare Luca la sera dopo con il sapore di un altro uomo ancora in bocca. E sapevo già che lo avrei fatto.